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Discorso del Sindaco - 4 Novembre 2026

Noi ripudiamo la guerra!

Data :

4 novembre 2026

Categorie:
Comune
Storia
Discorso del Sindaco - 4 Novembre 2026
Municipium

Descrizione

Care concittadine e cari concittadini,
oggi è il 4 Novembre. Festa dell'Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Non è una data da calendario. È il giorno in cui l'Italia ha smesso di piangere e ha ricominciato a sperare. Il 4 Novembre 1918, il silenzio delle armi. L'armistizio di Villa Giusti. Trento e Trieste tornavano a casa.

Ma a quale prezzo?
Seicentocinquantamila morti. Non numeri. Nomi. Volti.
Ragazzi di Pontecchio, del Polesine, contadini, braccianti, padri di famiglia che sono partiti con le scarpe rotte dalle nostre campagne e non hanno più rivisto il campanile, l'Adige, il Po,  i campi.

Per loro deponiamo questa corona. Non è un gesto formale. È un debito. Un debito che non finiremo mai di pagare.

Siamo qui davanti al Monumento ai Caduti e alla lapide di Torquato Fraccon. Due pietre che ci ricordano una cosa semplice: la libertà non è mai stata regalata. Ce l'hanno conquistata loro.

E qui voglio dirvi cosa significa per me Patria.

Patria non è urlare più forte degli altri. È l'alluvione del '51, quando 75 anni fa l'acqua ci portò via tutto e l'Italia intera venne a salvarci, a spalare il fango con noi. Patria è quando noi, Polesani, siamo andati ad aiutare l'Emilia, il Centro Italia, ogni volta che un fratello italiano ha avuto bisogno. Patria è tenere pulito il cimitero dove riposano i nostri nonni. È pagare le tasse, è mandare i figli a scuola, è rispettare il Tricolore non perché è un obbligo, ma perché è la coperta sotto cui stiamo tutti.

E le nostre Forze Armate oggi sono esattamente questo: Patria in divisa. Non sono guerra. Sono l'opposto della guerra. Sono i ragazzi e le ragazze che portano l'acqua in Africa, che tirano fuori la gente dalle macerie di un terremoto, che di notte vigilano perché noi dormiamo tranquilli. A loro dico grazie, non come Sindaco, ma come padre, come cittadino.

E proprio perché amiamo così tanto la Patria, proprio perché onoriamo i nostri morti, oggi dobbiamo dirlo forte, senza ipocrisie e senza retorica:

NOI RIPUDIAMO LA GUERRA.


Lo dice la nostra Costituzione, all'articolo 11, scritta con il sangue dei nostri nonni. Ma lo dice soprattutto la nostra coscienza.

Guardiamo cosa succede in Ucraina, a Gaza, nel Medio Oriente, in tanti altri paesi nel mondo. Di nuovo trincee, di nuovo bambini sotto le bombe, di nuovo madri che piangono figli che non torneranno. Dopo cento anni, non abbiamo imparato nulla?

Celebrare il 4 Novembre oggi non è celebrare una vittoria militare. È celebrare la fine di una guerra. È gridare che non ne vogliamo più. Che l'Italia non vuole più mandare i suoi figli a morire in una trincea. Che l'unica guerra che vogliamo combattere è quella contro la povertà, contro l'ignoranza, contro chi divide il Paese.

La pace non è una parola debole per chi ha paura. La pace è un atto di coraggio. È la cosa più difficile. La guerra è facile, basta odiare. La pace richiede di amare, di capire, di costruire.

Stamattina porterò il nome di Pontecchio a Rovigo, in Prefettura, per la cerimonia ufficiale. Ma il cuore di questa giornata resta qui, tra di noi.

E stasera vi chiedo di fare un ultimo sforzo. Alle 21.00 in Biblioteca. Presentiamo il libro di Gianni Sparapan "La guerra civile in Polesine 1943-45". È una ferita aperta, la nostra. Fratelli contro fratelli. Italiani contro italiani. Dobbiamo avere il coraggio di guardarla, quella ferita, se vogliamo davvero dire "mai più".

Ai ragazzi dico: prendete in mano quel Tricolore. Non lasciatelo in mano a chi lo usa per urlare. È vostro. È pulito. È il simbolo di un popolo che vuole la pace, ma non dimentica chi ha dato tutto per la libertà.

Viva Pontecchio Polesine!
Viva chi serve l'Italia con onore!
Viva l'Italia in pace!

Il Sindaco
Simone Ghirotto

Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026, 11:26

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